La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il tetto massimo di sei mensilità previsto per l’indennizzo nei casi di licenziamento illegittimo nelle piccole imprese. Una decisione che introduce un principio rafforzato di tutela del lavoratore, ma che secondo Unimpresa rischia di avere gravi ricadute sul sistema produttivo italiano, in particolare sulle oltre 4,1 milioni di microimprese che rappresentano il 94,8% del tessuto imprenditoriale nazionale.
La nuova interpretazione della Corte potrebbe comportare per queste realtà risarcimenti compresi tra 30.000 e 40.000 euro, ovvero tra 12 e 18 mensilità, anche per singoli rapporti di lavoro. Un carico potenzialmente insostenibile per imprese che, secondo Unimpresa, operano con margini di profitto spesso inferiori al 5% del fatturato annuo e che dispongono di liquidità limitata a circa tre mesi di attività in caso di difficoltà.
“La sentenza apre a una maggiore tutela individuale, ma genera anche un rischio elevato di indebitamenti, dismissioni e chiusure,” avverte l’associazione, sottolineando come le aziende sotto i 15 dipendenti, spesso prive di assistenza giuslavoristica strutturata, siano le più esposte a errori procedurali che potrebbero portare a cause lunghe, costose e dagli esiti incerti.
La posizione di Unimpresa si scontra con quella della Cgil, che invece accoglie con soddisfazione la decisione della Consulta. “È esattamente la richiesta che facevamo con il referendum,” ha dichiarato il segretario generale Maurizio Landini da Giffoni, dove ha incontrato i giovani giurati del festival. “Ora è necessario rimettere al centro il lavoro, la condizione delle persone e in particolare dei giovani.”
Il pronunciamento della Corte segna quindi un punto di svolta nella regolazione dei rapporti di lavoro nel Paese, ma impone anche una riflessione urgente sugli strumenti di equilibrio tra diritti e sostenibilità per le microimprese italiane, che occupano circa 7,7 milioni di lavoratori, ossia il 45% degli occupati del settore privato.
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