I segnali di miglioramento registrati nel monitoraggio del Servizio Sanitario Nazionale non cancellano un quadro strutturale ancora fortemente critico. Secondo il report condotto dalla Fondazione Gimbe sui dati ufficiali dell’Agenas relativi al periodo gennaio-settembre 2026, oltre 4 milioni di prenotazioni sanitarie risultano erogate oltre i tempi massimi garantiti dalla legge. Il Presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, sottolinea come l’aumento dei volumi complessivi di prenotazioni non debba essere confuso con un automatico abbattimento dei tempi di attesa o con una maggiore produttività delle strutture.
I ritardi del sistema pubblico continuano a produrre un impatto diretto sulla tutela della salute e sulla spesa delle famiglie. I dati dell’Istat confermano che il 9,6% della popolazione, pari a oltre 5,6 milioni di persone, ha rinunciato a visite o accertamenti diagnostici nel 2025, indicando nelle lunghe liste d’attesa la causa primaria di rinuncia (6,5%), seguita dalla sostenibilità economica delle prestazioni private (5,2%). La rinuncia alle cure evidenzia una profonda spaccatura territoriale, toccando i picchi più elevati in Sardegna (19,5%), Lazio (12,1%) e Marche (12%), a fronte di un Nord che registra la quota complessiva più contenuta (8,7%).
Sul fronte dei volumi, le prenotazioni monitorate sono aumentate del 10,4%, superando i 21,8 milioni tra prime visite ed esami. Tuttavia, l’analisi di Gimbe chiarisce che l’81,5% dell’incremento delle prestazioni garantite nei tempi previsti è dovuto semplicemente all’aumento generale dei volumi prescritti e non a una reale contrazione dei giorni di attesa. Particolarmente problematica appare la gestione delle classi di priorità: quasi una prenotazione urgente su cinque (19,5%) viene fissata oltre la soglia dei 3 giorni, con picchi critici per esami quali la colonscopia, dove il 65% delle richieste urgenti supera i limiti di garanzia.
L’efficienza della rete sanitaria nazionale mostra forti disomogeneità regionali: sei Regioni – Calabria, Campania, Lazio, Molise, Sicilia e Toscana – registrano un peggioramento delle prenotazioni entro i tempi sia per le prime visite sia per la diagnostica. In conclusione, Gimbe richiama l’esigenza di distinguere l’appuntamento offerto dalla prestazione chirurgica o ambulatoriale effettivamente erogata, chiedendo una comunicazione pubblica rigorosa che eviti di rappresentare il sistema sanitario in chiave troppo ottimistica rispetto alla reale esperienza quotidiana dei cittadini.
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