La battaglia contro la nuova legge elettorale approda nelle aule di giustizia di tutto il Paese. La “Rete per un voto libero e uguale” – piattaforma che riunisce giuristi, comitati civici, esponenti della cultura e cittadini – ha depositato in maniera simultanea i ricorsi presso 25 Tribunali italiani, con l’obiettivo di sollevare la questione di legittimità costituzionale prima della prossima scadenza elettorale. Il primo responso è atteso a breve: il Tribunale di Trento ha già fissato la prima udienza per il 16 dicembre, una tempistica che potrebbe portare le prime ordinanze al vaglio della Corte Costituzionale fra la fine di gennaio e il mese di febbraio.
L’azione giudiziaria vede l’adesione di oltre 300 ricorrenti, guidati da figure storiche del panorama politico e culturale italiano come Romano Prodi, Pier Luigi Bersani, Fausto Bertinotti, Massimo D’Alema, Lucia Annunziata, Marisa Laurito e Monica Guerritore. La rete legale, composta da 110 avvocati e coordinata da Pietro Adami, ha annunciato che al primo pacchetto si affiancheranno a breve ulteriori ricorsi specifici per la tutela delle minoranze linguistiche in Valle d’Aosta e per le circoscrizioni esterne. È inoltre in fase di studio un’impugnativa da parte di Più Europa legata ai criteri per l’esenzione dalla raccolta delle firme.
I contenuti dell’azione giudiziaria, curati dal costituzionalista Enrico Grosso, si articolano su otto profili tecnici di presunta incostituzionalità. Il coordinatore Roberto Zaccaria ha individuato l’elemento di maggiore criticità nel cosiddetto “premierato di fatto”, generato dal combinato disposto tra l’indicazione diretta del premier sulla scheda e la concessione di un premio di maggioranza considerato abnorme. Tra le altre censure sollevate rientrano il premio nazionale per il Senato, le criticità sulla rappresentanza di genere, la presenza dei capilista bloccati con candidature multiple e l’inasprimento dei requisiti di firma necessari per l’accesso alle consultazioni da parte delle nuove forze politiche.
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