Monaldi bambino cuore

Il piccolo paziente ricoverato all’Ospedale Monaldi “non è trapiantabile”. È il parere scritto dagli specialisti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, trasmesso ufficialmente alla struttura napoletana e consegnato alla famiglia del bambino di due anni e mezzo sottoposto lo scorso 23 dicembre a un trapianto di cuore.

La consulenza del centro romano, dopo le anticipazioni verbali dei giorni precedenti, definisce un quadro clinico estremamente grave. I medici non ravvisano “le condizioni per un nuovo trapianto di cuore” e indicano una “controindicazione assoluta a trapianto” a causa dell’elevatissimo rischio di mortalità post-operatoria. Nel documento si parla di insufficienza multiorgano avanzata che coinvolge polmoni, reni e fegato.

Il giudizio arriva mentre la famiglia continua a sperare in una soluzione estrema. Paradossalmente, poche ore prima della diffusione del parere romano, lo stesso Monaldi aveva comunicato che il bambino permaneva in lista trapianto “fino a nuova valutazione”, sottolineando il monitoraggio continuo in terapia intensiva e l’attesa di un consulto multidisciplinare. Tra gli elementi al vaglio anche una Tac neurologica eseguita nelle ultime ore, ritenuta sovrapponibile a quella precedente senza variazioni significative.

Sul piano clinico, dunque, emergono valutazioni divergenti che rendono ancora più complesso un quadro già segnato da un decorso drammatico. Il cuore trapiantato a dicembre, proveniente da Bolzano, si sarebbe rivelato danneggiato. Secondo l’ipotesi investigativa, l’organo potrebbe essere stato compromesso dall’utilizzo di ghiaccio secco durante il trasporto.

È proprio su questo passaggio che si concentra l’attenzione della Procura della Repubblica di Napoli, che ha aperto un’inchiesta per lesioni colpose. I magistrati titolari, il sostituto Giuseppe Tittaferrante e l’aggiunto Antonio Ricci, hanno iscritto nel registro degli indagati sei tra medici e paramedici. I carabinieri dovranno ricostruire le modalità del trasporto, verificare chi abbia reperito il ghiaccio e quali controlli siano stati effettuati prima della partenza.

Un ulteriore elemento di rilievo riguarda l’acquisto, nel 2023, da parte dell’azienda ospedaliera dei Colli – di cui il Monaldi fa parte – di un sistema per il trasporto di organi prodotto da Paragonix Technologies, un contenitore a temperatura controllata che non richiede l’uso del ghiaccio. Resta da chiarire perché, nonostante la disponibilità di una tecnologia più avanzata, per il trasferimento del cuore sarebbe stato utilizzato un contenitore tradizionale.

Tra i possibili testimoni che saranno ascoltati figura anche il cardiologo Giuseppe Limongelli, che pochi giorni dopo l’intervento si è autosospeso dall’incarico di responsabile del follow-up post-trapianto.

Il caso che ha profondamente colpito l’opinione pubblica intreccia il dramma sanitario con un profilo giudiziario e organizzativo che investe protocolli, tecnologie e responsabilità nella gestione di un intervento salvavita. Mentre il bambino resta in terapia intensiva, l’attenzione si concentra su due piani distinti ma inevitabilmente collegati: da un lato la valutazione clinica definitiva, dall’altro l’accertamento delle eventuali responsabilità lungo la catena del trapianto.


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