Ettore Nardi

La Manovra di bilancio è il tema centrale di questo mese. La discussione in parlamento deve terminare, approvandola, entro la fine dell’anno per evitare l’esercizio provvisorio. Il governo è stabile ed è il terzo più longevo della storia repubblicana ma in questi ultimi giorni non mancano le frizioni. I leader di coalizione assicurano che la maggioranza tiene ma le discussioni non mancano. Una di sicuro riguarda il tema del riscatta laurea. Abbiamo chiesto un commento a chi l’argomento lo conosce bene come Ettore Nardi, ingegnere e Consigliere dell’Ufficio di Presidenza del Tavolo Tecnico dell’Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud, aree fragili e isole minori”.

Ingegnere Nardi, la Manovra di bilancio sta creando non poche frizioni in una maggioranza fino ad ora stabile e solida. Qualche problema c’è stato anche sul tema “riscatta laurea”. Si prevedeva che dal 2031 gli anni di università riscattati avrebbero contato sempre meno. Che ne pensa?

“Innanzitutto apprendiamo con piacere che il Governo ha fatto marcia indietro sulla norma che, dal 2031, avrebbe ridotto il valore degli anni universitari ai fini dell’ottenimento anticipato della pensione. Tuttavia, riteniamo che l’attenzione debba restare altissima perché la proposta iniziale è stata percepita come un cambio delle regole a partita in corso. Infatti, in un sistema contributivo, già penalizzante per i giovani, svalutare gli anni di studio significa minare il patto intergenerazionale. Per una maggioranza che fa della “stabilità” il suo vessillo, questa frizione non è solo tecnica, ma identitaria, in quanto incide significativamente sulle aspettative pensionistiche della classe media istruita, che già di per sé è molto spesso orientata a trasferirsi all’estero, per cogliere prospettive lavorative più interessanti”.

Facciamo un esempio concreto. Per chi mirava ad andare in pensione nel 2035, una laurea triennale riscattata sarebbe valsa solo sei mesi a fronte dei soldi già investiti. Un anno di riscatta laurea costa non meno di 6mila euro e chi l’ha fatto sta protestando. È d’accordo?

“Il caso del lavoratore che nel 2035 si sarebbe ritrovato con soli sei mesi di anticipo pensionistico, a fronte di un investimento di circa seimila euro all’anno di studi, effettivamente avrebbe rasentato il paradosso economico e non si può che concordare con chi protesta. Il riscatto è un contratto tra cittadino e Stato. Se lo Stato incassa i soldi oggi promettendo un beneficio domani, non può unilateralmente svuotare quel beneficio di significato, trasformandolo quasi in una forma di “tassazione occulta” sulla formazione universitaria”

Negli ultimi giorni si è registrato il dietrofront del governo. La Meloni ha specificato che le modifiche sono solo per il futuro ed ha chiesto di modificare l’emendamento. La Lega inoltre ha depositato il sub-emendamento al maxi-emendamento del governo alla Manovra per lo stop all’aumento dell’età pensionabile. Pericolo scampato o bisogna tenere alta l’attenzione fino all’approvazione della Manovra?
“Come anticipato prima, l’attenzione deve restare altissima. Il “pericolo” non è del tutto scampato perché la Manovra deve ancora essere approvata. La vigilanza è d’obbligo fino alla firma del Capo dello Stato. E anche nel seguito dobbiamo evitare che l’emendamento ritirato possa essere riproposto sotto altra forma”.

Consigliere Nardi, l’obiettivo dichiarato dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, era il risparmio sulla spesa pubblica. La Lega poi ha proposto l’aumento dell’imposta sulle banche a partire dal 2031 per coprire la spesa. Nessuno della maggioranza intendeva accettare di passare per coloro che alzava l’età pensionabile. Ad oggi, dopo tutta questa confusione, lei consiglierebbe ancora il riscatta laurea?

“Dopo le ultime esternazioni, la risposta è diventata ancora complessa e richiede una valutazione caso per caso. Resta utile per chi ha “buchi” contributivi e vuole consolidare il montante, specialmente con la formula agevolata. Ciononostante, con la volatilità legislativa attuale, investire somme significative in un sistema che può cambiare ogni fine anno è un rischio elevato. Oggi il riscatto della laurea non è più un investimento previdenziale sicuro, ma una scommessa sulla tenuta del sistema legislativo”.

di M.OLA


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