Pichetto Fratin (caro energia)

Di fronte a un mercato energetico globale in rapido riassetto e a un’Unione europea che fatica a esprimere una linea comune, l’Italia può e deve giocare una partita autonoma per difendere la propria sicurezza energetica e la competitività del sistema produttivo. È questo il messaggio che emerge dalle parole del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che individua nella produzione nazionale di gas e petrolio e nel rafforzamento del ruolo di hub energetico del Mediterraneo due leve strategiche fondamentali.

Secondo il ministro, il contesto internazionale sta cambiando rapidamente. Il progressivo ridimensionamento dell’asse russo-cinese, anche alla luce delle evoluzioni in America Latina e in particolare in Venezuela, apre spazi nuovi ma complessi. I giacimenti venezuelani, stimati in circa 300 miliardi di barili, rappresentano una risorsa gigantesca, teoricamente sufficiente a garantire per secoli il fabbisogno di Paesi come l’Italia. Tuttavia, Pichetto Fratin mette in guardia da letture semplicistiche: si tratta di una disponibilità potenziale, non immediatamente traducibile in offerta reale, perché richiede investimenti, infrastrutture e tempi lunghi di sviluppo.

In questo scenario di scontro tra grandi produttori e grandi consumatori, l’Europa appare strutturalmente fragile. “L’Ue è la somma di 27 politiche estere ed energetiche diverse”, osserva il ministro, sottolineando come questa frammentazione riduca la capacità di incidere sugli equilibri globali. L’Italia, pur muovendosi all’interno del perimetro europeo, deve quindi mantenere un approccio pragmatico, osservando e valutando con attenzione le evoluzioni geopolitiche.

Sul fronte dei prezzi, Pichetto Fratin riconosce che un aumento dell’offerta globale di petrolio, se governato dalle regole di mercato, potrebbe esercitare una pressione al ribasso sulle quotazioni. Ma anche qui la cautela è d’obbligo: le grandi riserve non equivalgono automaticamente a una maggiore produzione nel breve periodo. È proprio per questo che il ministro insiste sulla necessità di rafforzare la produzione nazionale.

Già nel 2025 l’Italia ha registrato un incremento della produzione di gas, e secondo il titolare del Mase esistono oggi le condizioni per un’ulteriore accelerazione, sia sul gas sia sul petrolio. Il Governo sta rilasciando nuove concessioni, cercando di superare le rigidità del passato, anche se Pichetto Fratin ammette che permangono lentezze autorizzative, nonostante il superamento del Pitesai abbia riaperto il settore.

Un passaggio centrale riguarda il Gas release, lo strumento che consente di offrire energia a prezzi calmierati alle imprese. Il suo rafforzamento è strettamente legato proprio all’aumento della produzione nazionale e a un modello di autorizzazione unica, che dovrebbe semplificare e velocizzare i procedimenti. In questa direzione, il ministro annuncia una procedura superagevolata, pensata per rendere più rapidi gli investimenti e più efficaci gli effetti sull’economia reale.

Resta infine il nodo della sicurezza degli approvvigionamenti. L’Italia importa ancora tra il 15 e il 20% dell’energia che consuma, una quota che impone vigilanza costante. Anche fonti oggi considerate marginali o poco convenienti, come il carbone, vengono mantenute in una logica di riserva strategica, pronte a essere riattivate in caso di emergenza.

Il quadro che emerge è quello di una politica energetica orientata al realismo industriale: transizione e sostenibilità restano obiettivi centrali, ma nel breve e medio periodo la priorità è garantire continuità delle forniture, prezzi sostenibili e competitività per le imprese, in un mondo dove gli equilibri energetici sono sempre più intrecciati a quelli geopolitici.


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