A Pompei è stato compiuto un passo storico che potrebbe ridefinire il lavoro degli archeologi in tutto il mondo. Un robot guidato dall’intelligenza artificiale è riuscito a ricostruire affreschi ridotti a centinaia di frammenti, dimostrando che l’innovazione tecnologica può diventare una risorsa decisiva nella conservazione del patrimonio culturale.
Il risultato arriva dal progetto europeo RePAIR – Reconstructing the Past: Artificial Intelligence and Robotics Meet Cultural Heritage, avviato nel 2021 e finanziato dall’Unione Europea. Coordinato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha coinvolto istituti di ricerca internazionali e italiani, tra cui l’Istituto Italiano di Tecnologia e il Parco Archeologico di Pompei, scelto come terreno di sperimentazione.
L’obiettivo era ambizioso: affrontare un puzzle senza immagine finale di riferimento. I frammenti analizzati appartengono a due complessi decorativi: il soffitto della Casa dei Pittori al Lavoro, danneggiato dall’eruzione del 79 d.C. e ulteriormente distrutto dai bombardamenti del 1943, e le pitture della Schola Armaturarum, crollata nel 2010.
Dopo la digitalizzazione dei frammenti, l’AI elabora ipotesi di ricomposizione analizzando forma, pigmenti, bordi e affinità stilistiche. La soluzione viene poi eseguita da una piattaforma robotica dotata di due bracci meccatronici con soft-hand, capaci di posizionare i pezzi in autonomia con precisione millimetrica.
Secondo Marcello Pelillo, docente a Ca’ Foscari e coordinatore scientifico, la complessità del processo risiede nel fatto che spesso i reperti sono usurati, mescolati, incompleti. Il sistema deve quindi “interpretare” il contesto, non semplicemente assemblare un puzzle. Per questo è stata sviluppata un’interfaccia che consente agli archeologi di interagire con l’algoritmo, confermandone le scelte o guidandone la revisione.
Per Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico, ciò rappresenta una svolta: «Nessun essere umano potrebbe ricomporre da solo migliaia di frammenti con questa precisione. L’intelligenza artificiale diventerà sempre più uno strumento centrale nell’archeologia, non un sostituto, ma un ampliamento delle capacità umane».
Il progetto apre una prospettiva strategica: se applicato su larga scala, potrebbe liberare risorse, accelerare i tempi di ricostruzione e restauro e trasformare depositi invisibili in patrimonio accessibile, con ricadute culturali, scientifiche ed economiche.
Pompei, ancora una volta, non solo custodisce il passato, ma guida il futuro.
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