La decisione del Consiglio dei ministri di dare il via libera alle pre-intese sull’Autonomia differenziata con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto riaccende il confronto sul futuro degli equilibri territoriali italiani. A esprimere preoccupazione è il direttore generale della Svimez, Luca Bianchi, intervenuto a margine dell’iniziativa “La libertà di partire, il diritto di restare. Industria, lavori e sviluppo nel Mezzogiorno”, promossa insieme ad Asi Salerno e Ficei alla Camera di Commercio di Salerno.
Secondo Svimez, non sussistono oggi le condizioni per procedere con la riforma, nonostante la recente pronuncia della Corte costituzionale abbia ridimensionato alcuni aspetti del disegno originario. Il nodo centrale resta quello delle profonde asimmetrie economiche e sociali che attraversano il Paese e che, in assenza di adeguati correttivi, potrebbero essere rese strutturali da un ampliamento delle competenze regionali.
Per l’Associazione, il percorso prioritario dovrebbe essere un vero rilancio del federalismo fiscale, inteso non come semplice devoluzione di funzioni ma come meccanismo capace di garantire perequazione infrastrutturale e superamento del criterio della spesa storica. Quest’ultimo, secondo l’analisi di Svimez, continua a penalizzare in modo significativo le regioni del Mezzogiorno, soprattutto nei settori della sanità e dell’assistenza sociale.
Il rischio evocato è che l’Autonomia differenziata, se non accompagnata da strumenti robusti di riequilibrio, finisca per cristallizzare le differenze di cittadinanza tra Nord e Sud, consolidando divari nei livelli essenziali delle prestazioni e nell’accesso ai servizi pubblici fondamentali. In un contesto già segnato da disparità occupazionali, infrastrutturali e demografiche, la riforma potrebbe accentuare la frammentazione del sistema nazionale.
Il dibattito resta dunque aperto e si intreccia con la più ampia questione dello sviluppo del Mezzogiorno. Per Svimez, la priorità è costruire un quadro di garanzie finanziarie e istituzionali capace di assicurare pari diritti ai cittadini su tutto il territorio nazionale, prima di procedere con ulteriori forme di autonomia.
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