La vicenda degli autovelox in Italia entra in una fase di forte incertezza normativa, con possibili ricadute rilevanti non solo sulle strade urbane ma anche sull’intera rete autostradale. A lanciare l’allarme è il Codacons, secondo cui il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in materia di omologazione dei dispositivi di rilevamento della velocità, se supererà il vaglio europeo, potrebbe entrare in vigore entro la fine di maggio, determinando lo spegnimento di gran parte degli apparecchi oggi attivi.
Secondo i dati forniti dall’associazione dei consumatori, sui 3.873 dispositivi dichiarati dagli enti locali attraverso la nuova piattaforma telematica, solo 1.282 risulterebbero conformi alle nuove regole. Tutti gli altri dovrebbero essere spenti in attesa di una nuova procedura di omologazione, aprendo uno scenario definito dal Codacons come potenzialmente caotico.
Il rischio, spiegano dall’associazione, è duplice. Da un lato, i Comuni che dovessero continuare a utilizzare apparecchi non conformi andrebbero incontro a una valanga di ricorsi, con conseguenti costi legali e possibili profili di danno erariale, fino al coinvolgimento della Corte dei Conti. Dall’altro, gli enti che sceglieranno di spegnere gli impianti potrebbero trovarsi a fronteggiare un aumento dell’incidentalità, venendo meno l’effetto deterrente sul rispetto dei limiti di velocità.
La questione non riguarda soltanto le strade urbane e provinciali. Le nuove regole sull’omologazione si applicherebbero infatti anche ai sistemi Tutor e Vergilius installati lungo numerose tratte autostradali, strumenti che negli ultimi vent’anni hanno contribuito in modo significativo alla riduzione degli incidenti.
I numeri richiamati dal Codacons sono netti: tra il 2002 e il 2024, sulle autostrade italiane gli incidenti sono diminuiti del 42,3%, passando da oltre 16mila a meno di 9.500. Ancora più marcato il calo delle vittime, con i morti ridotti del 68%, da 801 a 256, mentre i feriti sono diminuiti di oltre il 44%.
Per l’associazione dei consumatori, questa situazione dimostra come l’Italia non sia riuscita a costruire un equilibrio stabile tra la tutela dei diritti degli automobilisti, che richiedono regole chiare e sanzioni legittime, e l’obiettivo prioritario della sicurezza stradale. Un equilibrio che, secondo il Codacons, è stato spesso compromesso da un utilizzo degli autovelox percepito come strumento di entrata per i bilanci comunali più che come leva di prevenzione.
Il rischio ora è che un vuoto regolatorio produca effetti opposti a quelli auspicati: più contenziosi, meno sicurezza e maggiore incertezza per cittadini ed enti locali, in un settore che richiederebbe invece regole chiare, uniformi e condivise.
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