Il caro energia continua a produrre effetti profondi sul tessuto produttivo napoletano, colpendo non solo i settori tradizionalmente considerati energivori, ma anche quella vasta rete di piccole e medie imprese che consumano energia in modo costante e spesso silenzioso. A denunciarlo è Raffaele Marrone, presidente di Confapi Napoli e responsabile Zes di Confapi nazionale, che parla di un impatto ormai strutturale su comparti che raramente entrano nel dibattito pubblico, ma che rappresentano una parte essenziale dell’economia locale.
Secondo Marrone, la narrazione del caro energia concentrata su acciaierie, ceramica o chimica non restituisce la complessità del fenomeno. A Napoli e nell’area metropolitana, infatti, esiste una galassia di attività che vive di consumi continui: vivai e floricoltori, lavanderie industriali, operatori del freddo legati alla filiera dell’ittico, dell’ortofrutta, dei surgelati e della logistica alimentare. Realtà meno appariscenti, ma esposte in modo diretto e quotidiano alle oscillazioni dei prezzi.
Il Centro Studi Confapi Napoli ha elaborato una simulazione su tre categorie produttive radicate nel territorio, stimando l’impatto dei rincari su un trimestre tipo. Le percentuali, arrotondate per rendere più immediata la lettura, delineano uno scenario prudenziale ma realistico per imprese medio‑piccole che lavorano con serre, macchinari termici, impianti frigoriferi, acqua calda, vapore, celle refrigerate e trasporti. Una florovivaistica di dimensioni medie può registrare un incremento dei costi energetici compreso tra il 24% e il 46%; una lavanderia industriale può trovarsi di fronte a rincari tra il 30% e il 42%; gli operatori del freddo, dai grossisti ittici ai magazzini alimentari, stanno affrontando aumenti tra il 18% e il 36%.
Per Marrone, il dato più significativo è la rapidità con cui questi aumenti si trasformano in un aggravio economico insostenibile. Anche pochi mesi di tensione sui prezzi possono generare migliaia di euro di costi aggiuntivi, incidendo direttamente sulla marginalità e sulla capacità di programmare investimenti. In molti comparti, sottolinea il presidente di Confapi Napoli, l’energia non è una voce accessoria: è la condizione stessa della produzione. Senza calore, freddo, illuminazione, ventilazione o continuità elettrica, l’impresa non rallenta: si ferma.
Il quadro delineato da Confapi conferma come il caro energia continui a rappresentare una delle principali criticità per il sistema produttivo campano, soprattutto per quelle attività che non possono ridurre i consumi né spostare la produzione. Una pressione che rischia di compromettere la competitività di interi comparti e che, secondo Marrone, richiede interventi mirati e una strategia nazionale capace di sostenere le imprese più esposte.
Leggi le notizie di Piazza Borsa
Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social Facebook, X, Instagram e LinkedIn











