In Campania il centrodestra si trova davanti a un bivio. Le figure politiche ipotizzate in questi mesi, da Edmondo Cirielli a Mara Carfagna, non hanno scaldato i cuori elettorali né hanno generato quella spinta necessaria per affrontare una competizione che si preannuncia complessa. La conferma arriva dalle parole di Fulvio Martusciello, segretario regionale di Forza Italia, che ha aperto con chiarezza all’ipotesi di un candidato civico.
Una scelta che rivela due facce della stessa medaglia. Da un lato, la consapevolezza che la società civile campana esprime energie e competenze capaci di intercettare un elettorato ormai disilluso dalle logiche di partito. Dall’altro, l’evidenza di una difficoltà strutturale della coalizione nel proporre un nome politico forte, capace di catalizzare consenso e unire anime diverse.
Martusciello parla di “grande effervescenza della società civile” e sottolinea che i partiti saranno “accanto al candidato, ma non in prima fila”. Un passaggio cruciale, perché lascia intendere che la regia politica non verrà meno, ma che sarà attenuata per lasciare spazio a un profilo in grado di ampliare il perimetro della coalizione.
Il campo largo, pur tra pasticci di accordi e disaccordi, ha già avviato la sua campagna elettorale con anticipo e con un vantaggio strategico indirizzato verso Roberto Fico. Il rischio per il centrodestra è quello di arrivare in ritardo e con un candidato percepito come una soluzione di ripiego più che come un’alternativa forte e convincente.
La sfida non è solo scegliere un nome, ma decidere se affidarsi a un volto politico consolidato o se giocare la carta di un outsider capace di smuovere lo status quo. La Campania è terreno complesso, in cui il voto si muove tra appartenenze storiche, identità locali e spinte di rinnovamento. Optare per un civico potrebbe essere il segnale di un’apertura reale, ma potrebbe anche rivelarsi un azzardo se non sostenuto da un progetto chiaro e da una coalizione realmente coesa.
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