L’annunciata politica commerciale della nuova amministrazione Trump, che prevede l’introduzione di dazi sulle importazioni da Paesi con squilibri commerciali rispetto agli Stati Uniti, sta generando preoccupazione in Europa e tra le imprese italiane. Le misure ipotizzate prevedono tariffe tra il 10% e il 25% su diversi settori, un impatto che potrebbe minare la competitività del commercio europeo e avere conseguenze macroeconomiche rilevanti.
Secondo il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, un’escalation protezionistica potrebbe portare a una frammentazione economica globale, con un impatto stimato pari al 7% del PIL mondiale, una cifra equivalente all’economia combinata di Germania e Francia.
Di fronte a questo scenario, l’Italia cerca di giocare un ruolo attivo nella difesa delle proprie esportazioni. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, dopo un colloquio definito “molto positivo” con il nuovo Segretario di Stato americano Marco Rubio, ha dichiarato che “una guerra di dazi non conviene a nessuno” e che sarà necessario trovare soluzioni di compromesso per evitare ripercussioni sul tessuto produttivo italiano.
In una riunione alla Farnesina con i rappresentanti delle imprese, Tajani ha evidenziato che “le relazioni con Washington restano positive”, rassicurando il settore produttivo sulla volontà di mediazione con gli Stati Uniti. Tra le ipotesi in campo vi è anche un rafforzamento dell’internazionalizzazione delle imprese, con l’obiettivo di diversificare le opportunità di mercato ed esplorare nuovi investimenti in altre aree del mondo.
La Casa Bianca, intanto, continua a muoversi con decisioni drastiche sui finanziamenti federali e sugli aiuti all’estero, coerentemente con le promesse elettorali di Trump. Il direttore dell’ufficio del bilancio americano ha già disposto la sospensione di numerose sovvenzioni, scatenando tensioni con il Congresso. Il leader della minoranza democratica al Senato, Chuck Schumer, ha parlato di “una pugnalata al cuore delle famiglie americane”, prevedendo un impatto negativo sulla società statunitense.
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