La Coppa America, la più importante competizione di vela al mondo, inizia ad entrare nel vivo. Il principale campo di regata è lo specchio di acqua davanti il lungomare Caracciolo, con sfondo il Castel dell’Ovo e Capri. A dir poco suggestivo. Chiuso il periodo degli allenamenti, ora si inizia a fare sul serio. Dal 24 al 27 settembre ci saranno le regate preliminari. Le gare riprenderanno poi a partire da maggio 2027 in attesa della finalissima che si terrà nel weekend del 10-11 luglio prossimo. Tanti i team in gara provenienti da tutto il mondo. Per l’Italia c’è Luna Rossa. Come annunciato dal sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, per vedere le barche ci saranno diverse postazioni. Tra queste le piattaforme che si stanno installando al lungomare. E proprio su queste si punta l’attenzione. L’obiettivo è tenerle anche post evento velico in modo da creare nuovi accessi al mare cittadino. In merito a ciò abbiamo chiesto un commento a Flavia Sorrentino, vicepresidente del Consiglio comunale di Napoli.
Per la Coppa America si installano delle piattaforme al lungomare Caracciolo per favorire la vista delle imbarcazioni durante le gare. Un’importante opportunità per i tanti cittadini e turisti interessati. Cosa ne pensa?
“L’America’s Cup è un grande evento internazionale e rappresenta un’occasione importante per Napoli, per la sua immagine e per la centralità che la città avrà nei prossimi mesi. Trovo molto significativo che le piattaforme siano destinate alle persone fragili e con disabilità, consentendo loro di assistere alle regate. È un bel messaggio: Napoli si prepara a mostrarsi al mondo come una città capace di accogliere e di non lasciare indietro nessuno”.
Si potrebbe immaginare di tenere le piattaforme anche dopo l’evento con l’obiettivo di favorire l’accesso al mare di Napoli?
“È esattamente la battaglia che porto avanti da quando sono stata eletta in Consiglio comunale: restituire il mare ai napoletani. Dopo l’America’s Cup, quelle piattaforme dovranno essere pubbliche, gratuite e accessibili, naturalmente attraverso strutture amovibili e compatibili con le caratteristiche del nostro litorale. Napoli ha fame di mare. Basta andare in via Caracciolo in questi giorni per vedere quante persone, persino a settembre, continuano ad arrangiarsi sugli scogli pur di fare un bagno. Dobbiamo aumentare l’offerta balneare pubblica”.
Questa è una sua battaglia sposata anche dall’amministrazione comunale. Si riuscirà a convincere la Soprintendenza?
“Io credo di sì. C’è un impegno concreto del Sindaco nell’interlocuzione con il Ministero e il mio ordine del giorno è stato approvato all’unanimità dal Consiglio comunale. Oggi, quindi, c’è una volontà politica chiara. Le piattaforme realizzate per l’America’s Cup costituiscono inoltre un precedente importante, che avrà inevitabilmente un peso nel confronto con la Soprintendenza. Per anni abbiamo discusso della possibilità di realizzarle. Oggi sono diventate realtà. Un primo passo è stato fatto”.
Nei decenni passati queste piattaforme già c’erano. Questo potrebbe essere un precedente a favore. Cosa si sente di dire ai napoletani?
“Le pedane appartengono anche alla memoria balneare di Napoli, una memoria che credo valga la pena recuperare, ma con un significato nuovo: fare dell’accesso al mare un vero diritto di cittadinanza. È una battaglia che riguarda tutti, perché il mare è il più grande bene comune che abbiamo”.
Un maggiore accesso al mare potrebbe creare nuove economie e allo stesso tempo favorire i napoletani che non possono andare nei lidi privati. È d’accordo?
“Sì, assolutamente. Le due cose possono e devono stare insieme. Fare un bagno in città non può essere una possibilità riservata a chi può permettersi un lido privato. E credo sia sbagliato pensare che la dimensione pubblica del mare sia incompatibile con la capacità di generare economia. In molte grandi città europee le aree costiere sono spazi vivi, nei quali convivono sport, servizi, attività e lavoro. La sfida è creare nuove opportunità senza sottrarre alla collettività uno spazio che appartiene a tutti”.
Napoli attrae tanti turisti per le sue numerose bellezze. Un accesso al mare maggiore sarebbe un ulteriore attrattore?
“Consentire a chi visita Napoli di fare il bagno sul suo lungomare, in uno dei luoghi più belli del mondo, avrebbe un valore enorme anche dal punto di vista turistico. Ma credo che oggi Napoli debba fare un passo ulteriore. Dopo anni di crescita dei flussi, la sfida non è semplicemente attrarre di più, ma qualificare l’esperienza della città. Ed è quasi paradossale che proprio il mare, che appartiene così profondamente all’identità di Napoli, sia ancora una delle sue dimensioni meno accessibili. Renderlo più fruibile significa colmare questa distanza e, nello stesso tempo, costruire una città migliore per chi la abita. È anche così che si governa il successo”.
di M.OLA
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