Il referendum sulla riforma dell’ordinamento giudiziario rischia di essere “snaturato” da una crescente politicizzazione del confronto. A lanciare l’allarme è stato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervenuto a Napoli, a Castel Capuano, a margine dell’incontro “La lunga storia del dibattito sulla Giustizia e sullo stato del diritto”, promosso dal Comitato per le riforme “Sì cambia”.
Secondo Nordio, la consultazione popolare non dovrebbe trasformarsi in un referendum pro o contro l’esecutivo. “Il governo è solido, in Parlamento ha un’ampia maggioranza, quindi non avrebbe nessuna conseguenza”, ha affermato, escludendo ripercussioni sulla tenuta della maggioranza in caso di vittoria del “no”. Il rischio, piuttosto, sarebbe quello di perdere “un’occasione epocale” per modernizzare il sistema giudiziario italiano.
Il ministro ha ricordato come la separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante sia una riforma sostenuta storicamente anche da esponenti della sinistra, citando tra gli altri Giuliano Vassalli, Augusto Barbera, Stefano Ceccanti, Cesare Salvi e Giovanni Pellegrino. Una riforma che, nelle intenzioni del governo, punta ad allineare l’Italia ai modelli delle grandi democrazie liberali europee e anglosassoni, dove le carriere risultano distinte.
Altro punto centrale è il meccanismo del sorteggio per la composizione dell’organo di autogoverno della magistratura, misura pensata per contrastare la degenerazione correntizia emersa con lo scandalo che ha coinvolto Luca Palamara. “Con il sorteggio si interrompe quel legame tra elettori ed eletti che ha portato a quella degenerazione correntizia che molti hanno lamentato”, ha spiegato Nordio.
Il ministro ha inoltre sottolineato come il sorteggio sia già previsto nell’ordinamento italiano per la composizione delle commissioni che esaminano i candidati all’ingresso in magistratura. “Se un magistrato sorteggiato è idoneo a giudicare chi deve entrare in magistratura, non si vede perché non dovrebbe esserlo a giudicare chi in magistratura c’è già”, ha osservato.
Il dibattito sulla riforma della giustizia si inserisce così in un confronto più ampio sullo stato di diritto e sugli equilibri tra poteri dello Stato. In gioco non vi è soltanto un assetto organizzativo, ma una diversa visione del rapporto tra magistratura, politica e garanzie costituzionali, destinata a segnare uno dei passaggi più rilevanti dell’attuale legislatura.
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