L’America’s Cup a Napoli è una notizia clamorosa. Si tratta del più grande evento sportivo per la storia della città ed è incredibile come, pur con qualche indiscrezione lontana nel tempo, l’amministrazione comunale e il Governo siano riusciti a ottenere questo risultato senza far trapelare nulla. Da ciò consegue anche la mancanza di dettagli sull’impegno, soprattutto economico, che consentirà questa organizzazione. In attesa di avere queste notizie, che certamente a breve diverranno pubbliche, proviamo a chiarire, nel concreto, cosa significhi organizzare questo evento. Ci aiuta un campione del mondo di vela, Paolo Scutellaro, che nella vita è un manager e con questo ruolo ha preso parte anche alla prima campagna in America’s Cup di Mascalzone Latino ad Auckland, in Nuova Zelanda. Oggi lavora a Napoli presso la Città Metropolitana di Napoli.
Cominciamo a capire cosa deve offrire la città ospitante all’organizzazione sul piano delle strutture per i team, considerando che è ufficiale la location di Bagnoli.
A Bagnoli molto probabilmente saranno installate le basi dei team. Parliamo di strutture chiuse poste su piazzali cementati che debbano consentire anche il transito e il quotidiano varo e alaggio delle barche da competizione, gli AC75. Questo avverrà verosimilmente con delle gru, con le barche che in mare possiamo immaginare troveranno dei pontili galleggianti installati per l’occasione e ancorati temporaneamente. Credo che la colmata sia l’area più idonea per queste strutture, sfruttando magari il pontile esistente come braccio d’appoggio per alcune strutture in acqua.

In mare, invece, quali sono le esigenze dei team?
I pontili galleggianti, come detto, possono anche essere sufficienti per gli scafi in gara, visto che le barche ogni giorno vengono tirate a secco e varate nuovamente il giorno successivo. Il problema è più legato alle barche appoggio, che potrebbero però trovare un’area idonea a ridosso dell’isolotto di Nisida, nell’area militare, oltre alla possibilità di creare dei campi boa. Da questo punto di vista sarebbe auspicabile che le infrastrutture create per l’occasione possano essere un investimento al servizio della città anche per il futuro.
Il villaggio dove potrebbe essere allestito?
La location naturale è il lungomare di via Caracciolo, come nel 2012 e 2013. Credo che quella sia in generale un’area unica per gli eventi internazionali in città, anzi servirebbe una presa di coscienza su questo piano per riadattare la zona a questo scopo anche in ottica di tanti eventi futuri. È necessario fornire servizi quali acqua, luce, sicurezza, connettività per sfruttarla anche in occasione di altre manifestazioni. Sicuramente per il villaggio dell’America’s Cup, con le regate tra Castel dell’Ovo e Posillipo, è il luogo ideale.
L’ospitalità dei team di cosa necessita?
La scelta di solito ricade su hotel o, più frequentemente, residence e appartamenti, perché ci si muove con le famiglie. Ovviamente servono strutture vicine alle basi e facilmente raggiungibili ed è questo, a pensarci bene, il punto interrogativo maggiore al momento, vista la situazione attuale dell’area di Bagnoli. Sono certo che la soluzione ci sia già, sarà l’aspetto più interessante da scoprire. Parliamo realisticamente di un numero complessivo che potrà andare dalle 1500 alle 2000 persone in totale.
Quali sono i tempi di realizzazione di basi e villaggio e quanto prima dell’evento devono essere operativi?
Solitamente le basi devono essere pronte non oltre setto-otto mesi prima dell’evento, a volte anche oltre un anno prima, questo dipende dall’accordo tra organizzazione, città ospitante e gli altri team. Per installare una base, strutture temporanee e leggere, solitamente servono circa tre mesi. All’interno vengono creati uffici, mensa, bagni, un’enorme officina per riparazione di vele e della barca, quando necessario. Facendo due conti, al massimo dopo l’estate 2026 si devono poter montare le basi, c’è un anno di tempo a disposizione da oggi. Per il villaggio serve molto meno tempo, sono strutture mobili, che servono più in prossimità dell’evento, ma comunque prima dell’inizio per permettere tutte le operazioni preliminari.
Cos’altro deve offrire la città ospitante?
Serviranno tanti giovani volontari, come in occasione delle Olimpiadi, per supportare l’evento. Sarà necessaria la sicurezza per basi e villaggio, oltre ai servizi. Ed è poi indispensabile un sistema di trasporti sia per gli spostamenti dei team tra base e villaggio, che però possono avvenire anche via mare in alcuni casi, sia soprattutto per il pubblico. Con il villaggio sul lungomare sarebbe fondamentale il pieno funzionamento della Linea 6. In ultimo, ma non meno importante, sarà necessario prevedere la gestione dei superyacht che verranno nel golfo durante le gare. Non saranno pochi. Quei giganti del mare necessitano di servizi particolari.
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