Gilberto Pichetto Fratin. Foto: Ministero dell'Ambiente

Il confronto all’interno del governo sul decreto bollette entra in una fase decisiva. A rassicurare su tempi e clima politico è il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che in un’intervista chiarisce come l’esecutivo sia al lavoro per arrivare rapidamente a una sintesi condivisa. “Ci stiamo confrontando per arrivare a una soluzione il prima possibile”, sottolinea il ministro, smentendo qualsiasi ipotesi di tensioni interne.

Pichetto rivendica una gestione collegiale del dossier e respinge le voci di frizioni con Palazzo Chigi o con il ministero dell’Economia. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, assicura, ha seguito passo dopo passo l’evoluzione del provvedimento, mentre Palazzo Chigi ha preso parte a tutte le riunioni tecniche e politiche. Il nodo vero resta quello delle coperture finanziarie, in particolare per gli interventi destinati alle imprese, su cui il confronto con il Tesoro è ancora aperto.

La parte tecnica del decreto, spiega il ministro, è ormai definita. Il dialogo con il Mef si concentra sulla possibilità di tagliare gli oneri di sistema, una componente che pesa in modo significativo sulle bollette delle aziende. Se le condizioni di bilancio lo consentiranno, l’intervento verrà realizzato; in caso contrario, il governo è pronto a valutare soluzioni alternative. Una flessibilità che segnala la volontà di evitare strappi, ma anche la consapevolezza dei limiti imposti dai conti pubblici.

Nelle bozze più recenti del decreto, il meccanismo ipotizzato per alleggerire il carico sulle imprese prevedeva di spalmare nel tempo, tramite una cartolarizzazione, la componente fiscale delle bollette legata ai vecchi incentivi alle rinnovabili. Un’operazione complessa, che richiede garanzie di sostenibilità finanziaria e che ha incontrato le cautele del Tesoro. Pichetto non esclude altre ipotesi, ma individua con chiarezza le cause strutturali del caro energia italiano.

“Il guaio della nostra energia si chiama Ets sul termoelettrico e lo spread tra il prezzo italiano e quello del Ttf”, afferma il ministro. Il sistema europeo di scambio delle emissioni e la forte dipendenza dal gas rendono il prezzo all’ingrosso dell’energia in Italia più elevato rispetto a Paesi con un mix energetico diverso. Francia e Spagna, meno esposte al gas, riescono a contenere i costi; la Germania, invece, compensa il differenziale intervenendo direttamente con risorse pubbliche.

Il dato più allarmante è lo spread energetico: circa 50 euro su un prezzo medio di 110 euro per megawattora, un peso che grava su famiglie e imprese italiane e che riduce la competitività del sistema produttivo. Proprio per questo, Pichetto conferma che nel decreto bollette sarà inserita una norma specifica per ridurre il differenziale rispetto al Ttf, la borsa di Amsterdam che funge da riferimento per i prezzi del gas. La misura, sottolinea, ha già ottenuto il via libera della Ragioneria dello Stato.

Il decreto bollette si conferma così un passaggio cruciale della strategia energetica del governo. Tra vincoli di bilancio, pressioni europee e necessità di sostenere imprese e consumatori, l’esecutivo cerca un equilibrio che non sia solo emergenziale, ma strutturale. Ridurre lo spread energetico diventa l’obiettivo politico ed economico centrale, nella consapevolezza che il costo dell’energia resta uno dei principali fattori di fragilità del sistema Italia.


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