Con 109 sì, 69 no e un’astensione, il Senato ha approvato in via definitiva il Decreto Sicurezza, già passato alla Camera il 29 maggio. Il governo, guidato da Giorgia Meloni, ha scelto ancora una volta la via della fiducia, in un clima politico tesissimo. La premier ha rivendicato con fermezza la linea dell’esecutivo, affermando: «Il governo continua a difendere la legalità e la sicurezza», sottolineando la volontà di intervenire con decisione contro le occupazioni abusive, le truffe agli anziani e a favore di strumenti più incisivi per le Forze dell’Ordine.
Tuttavia, la giornata parlamentare è stata segnata da una vera e propria bagarre in Aula, culminata con forti tensioni verbali e proteste da parte dell’opposizione. Durante l’intervento del senatore Alberto Balboni (FdI), presidente della Commissione Affari Costituzionali, le sue parole – «Capisco che vogliate stare dalla parte della criminalità» – hanno scatenato una reazione furiosa da parte dei senatori di PD e M5S, che hanno lasciato i propri banchi dirigendosi verso quelli della maggioranza, bloccati solo dall’intervento degli assistenti parlamentari.
Balboni si è poi scusato, definendo la sua frase una “domanda retorica”, ma l’Aula era ormai in subbuglio. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha sospeso la seduta e convocato d’urgenza la conferenza dei capigruppo, ora prevista per domani, anche per discutere la richiesta dell’opposizione di rimandare la riforma della giustizia da giugno a settembre.
Tra i punti più controversi del provvedimento, secondo l’opposizione, ci sono le norme che criminalizzano la resistenza passiva, la punibilità nel blocco stradale e l’estensione dell’impunità agli agenti dei servizi segreti, anche in caso di coinvolgimento nella direzione di organizzazioni terroristiche. Su questo fronte, Matteo Renzi (IV) ha attaccato duramente: «Se i servizi vogliono compiere un colpo di Stato, con questa legge possono farlo. È una vergogna che resterà nella storia».
Renzi ha poi criticato il ruolo subalterno della maggioranza, sostenendo che il decreto serve più a cambiare i sondaggi che il Paese. Anche Francesco Boccia, capogruppo PD, ha parlato di «una maggioranza supina che umilia il Parlamento», denunciando come il governo abbia già posto 93 voti di fiducia in meno di due anni.
Durissima anche la posizione del Movimento 5 Stelle, con il senatore Roberto Scarpinato che ha annunciato: «Ci impegniamo a inserire nel nostro programma l’abolizione di questa legge vergogna», evocando i rischi di una deriva autoritaria in cui ogni manifestazione di dissenso rischia di essere criminalizzata.
La protesta ha assunto anche toni spettacolari, con senatori di opposizione che hanno esposto cartelli con la scritta «Denunciateci tutti» e «Vergogna», sedendosi davanti ai banchi del governo.
In un clima così polarizzato, ha fatto eccezione l’intervento di Carlo Calenda (Azione), che ha criticato le modalità della protesta: «State facendo il più grande favore alla destra. Queste cose si combattono nel merito, non con gli show».
Sul fronte della maggioranza, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di «provvedimento strategico», che rafforza il contrasto a criminalità e terrorismo e valorizza il lavoro delle forze dell’ordine. Anche la senatrice Nicoletta Spelegatti (Lega) ha accusato l’opposizione di fare «un teatro dell’assurdo», suscitando altre proteste, subito smorzate dall’intervento istituzionale della presidente Rossomando e da un raro momento di unità: l’applauso unanime all’ingresso di una delegazione del Senato spagnolo.
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