Sanità - Sud Italia - tagli

La Fondazione Gimbe ha chiesto al Ministero della Salute di rivedere criteri e soglie della classifica sull’adempimento regionale, sostenendo che l’attuale sistema non restituisce una fotografia sufficientemente accurata delle differenze territoriali. Poiché il ministero non calcola un punteggio complessivo, Gimbe ha sommato i risultati delle tre macro‑aree e li ha suddivisi in quartili. Secondo il presidente Nino Cartabellotta, questa metodologia mette in evidenza un divario Nord‑Sud molto più netto: nelle prime dieci posizioni compaiono sette Regioni settentrionali, due del Centro e una sola del Mezzogiorno, la Puglia. Nelle ultime sette, ad eccezione di Bolzano, si trovano esclusivamente Regioni meridionali.

L’analisi mostra che alcune Regioni mantengono posizioni simili nelle tre aree, segnalando una certa uniformità delle performance. È il caso di Emilia‑Romagna, Piemonte, Toscana e Veneto, che si collocano stabilmente nelle fasce più alte, e di Molise e Basilicata, che restano nelle fasce più basse. Altre realtà, invece, presentano una marcata variabilità tra le diverse aree di valutazione: Calabria, Valle d’Aosta, Liguria e Bolzano alternano risultati molto diversi, dimostrando che all’interno di una stessa Regione possono convivere livelli di performance profondamente disomogenei. Cartabellotta sottolinea che un servizio sanitario regionale che funziona bene in un ambito e arranca negli altri non può essere considerato equilibrato.

Per questo la Fondazione Gimbe chiede al ministero e alle Regioni di rivedere le regole di valutazione, superando il cosiddetto “60 politico”, la soglia minima che consente di essere considerati adempienti. L’obiettivo è trasformare la classifica in uno strumento di rendicontazione pubblica e di miglioramento continuo, con criteri più rigorosi e capaci di misurare davvero l’accesso reale alle prestazioni, la tempestività dei dati, le liste d’attesa, le rinunce alle cure, gli esiti clinici e le diseguaglianze territoriali. La Fondazione ritiene inoltre necessario introdurre meccanismi che valorizzino i progressi e la riduzione dei divari, affinché la valutazione non si limiti a certificare l’adempimento formale, ma diventi un motore di cambiamento per l’intero sistema sanitario regionale.


 

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