Ex ilva Taranto scioperi vertenze

Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge contenente misure urgenti relative alle crisi industriali, su proposta del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e della Ministra del Lavoro Marina Calderone. Si tratta di un intervento normativo di ampio respiro, con l’obiettivo di salvaguardare la continuità produttiva, sostenere l’occupazione e favorire il rilancio di poli industriali strategici.

Cuore del provvedimento è lo stanziamento di 200 milioni di euro in favore di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, risorse destinate a garantire il funzionamento degli impianti e la loro sicurezza operativa. Il Governo interviene così su una delle vertenze industriali più complesse e simboliche degli ultimi anni, cercando di evitare lo stallo produttivo e la dispersione del patrimonio industriale.

Il decreto introduce anche semplificazioni normative per gli impianti di preridotto (DRI), tecnologia innovativa alternativa agli altiforni tradizionali, fondamentale per la transizione ecologica dell’industria siderurgica. Inoltre, si semplificano le procedure autorizzative per gli investimenti superiori ai 50 milioni di euro localizzati negli stabilimenti ex ILVA o nelle aree correlate, attribuendo agli investitori la possibilità di accedere alla disciplina agevolata per i “programmi di investimento di interesse strategico nazionale”, con la nomina di un Commissario straordinario di Governo e una procedura autorizzativa unica e accelerata.

Importanti anche le misure a sostegno delle imprese dell’indotto degli stabilimenti di interesse strategico nazionale. Le Regioni e le Province autonome potranno, anche per il 2024, svincolare quote di avanzo di amministrazione provenienti da trasferimenti statali per pagare i crediti maturati dalle imprese che hanno contribuito a garantire la continuità operativa degli impianti industriali.

Un’altra novità significativa riguarda la disciplina dell’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi. Viene infatti introdotta la possibilità, in determinati casi, di cedere i contratti di acquisto di aziende e rami d’azienda, anche in deroga agli obblighi di continuità aziendale e occupazionale di due anni, a condizione che la nuova proposta garantisca tutti gli obblighi contrattuali e preveda un corrispettivo non superiore all’80% del prezzo originario.

Sul fronte delle politiche attive del lavoro e della protezione occupazionale, il decreto esonera dal pagamento degli oneri aggiuntivi della Cassa Integrazione Straordinaria le imprese operanti in aree di crisi complessa per gli anni 2025 e 2026, a patto che non siano in corso licenziamenti collettivi.

Si estendono inoltre gli strumenti di CIGS anche ai gruppi di imprese con più di mille dipendenti, ampliando così l’accessibilità a strumenti straordinari per la gestione degli esuberi e il rilancio produttivo, anche attraverso una riduzione dell’orario di lavoro fino al 100% fino al termine del 2027.

Infine, per le imprese in crisi, si prevede per il 2025, entro un limite di spesa di 20 milioni di euro, un ulteriore intervento di integrazione salariale straordinaria per un massimo di sei mesi, qualora vi siano concrete possibilità di cessione dell’azienda e riassorbimento occupazionale. Tuttavia, il decreto introduce anche criteri più stringenti per l’accesso agli ammortizzatori: i lavoratori decadranno dal diritto alla CIG in caso di rifiuto immotivato di corsi di formazione, frequenza irregolare, o rifiuto di offerte di lavoro con un livello retributivo almeno pari all’80% di quello di provenienza.

Con queste misure, il Governo punta a contenere l’impatto occupazionale delle crisi industriali, salvaguardare settori strategici e attrarre nuovi investimenti, intervenendo con strumenti più flessibili, selettivi e coordinati tra politiche industriali e sociali.


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