Con una larga maggioranza di 581 voti favorevoli, il Parlamento europeo ha approvato la nuova direttiva anticorruzione, aprendo un fronte politico e giuridico rilevante per l’Italia, soprattutto sul tema dell’abuso d’ufficio.
Secondo la relatrice olandese Raquel García Hermida, il mandato europeo è chiaro: gli Stati membri dovranno prevedere come reato alcune forme gravi di abuso di funzione pubblica, il che – secondo questa interpretazione – comporterebbe per l’Italia la reintroduzione dell’abuso d’ufficio, recentemente abolito.
Un’indicazione ribadita anche dalla presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola, che ha sottolineato come l’Italia stessa abbia votato a favore in sede europea, auspicando ora una coerente attuazione delle nuove norme.
Scontro politico in Italia
La lettura della direttiva divide però le forze politiche. Il Movimento 5 Stelle, con l’eurodeputato Giuseppe Antoci, parla di una “smentita clamorosa” per il governo guidato da Giorgia Meloni e per il ministro della Giustizia Carlo Nordio, sostenendo che Bruxelles imponga di fatto un ritorno alla precedente normativa.
Diversa la posizione di Fratelli d’Italia: pur avendo votato a favore della direttiva, gli eurodeputati contestano questa interpretazione, ritenendo che il testo lasci margini di adattamento nazionale senza obbligare a ripristinare esattamente il vecchio reato.
Il ruolo dell’Anac e il tema dei “vuoti di tutela”
Nel dibattito si inserisce anche l’Autorità Nazionale Anticorruzione. Il suo presidente, Giuseppe Busia, ha accolto positivamente l’approvazione della direttiva, definendola un’opportunità per colmare i vuoti di tutela creati negli ultimi anni.
Busia ha sottolineato come il recepimento possa rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e migliorare la qualità della democrazia, riportando al centro strumenti efficaci di prevenzione e contrasto alla corruzione.
Cosa succede ora
Il passaggio all’Eurocamera rappresenta solo una fase: la direttiva dovrà essere formalmente adottata e poi recepita dagli Stati membri, che avranno un certo margine per tradurla nei rispettivi ordinamenti.
Il punto chiave sarà capire se l’Italia dovrà:
- reintrodurre una forma esplicita di abuso d’ufficio
- oppure creare nuove fattispecie equivalenti che soddisfino i requisiti europei
In ogni caso, il tema segna un nuovo capitolo nel confronto tra esigenze di semplificazione amministrativa e necessità di garantire legalità e trasparenza.











