La manovra di bilancio, il tema centrale delle ultime settimane, sta arrivando al suo epilogo. Il Documento programmatico di bilancio (Dpb) inviato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze alla Commissione europea traccia le linee della prossima manovra da 18 miliardi di euro. Un impianto che combina rigore sui conti pubblici e misure selettive di sostegno a lavoratori e famiglie, con l’obiettivo dichiarato di mantenere il deficit sotto il 3% del Pil già dal 2025 e accompagnare una crescita che, secondo le stime del governo, non andrà oltre il +0,5% nel 2025 e il +0,7% nel 2026.
Pensioni: l’adeguamento all’aspettativa di vita non si ferma
Sul fronte previdenziale, l’esecutivo conferma per il biennio 2027-2028 l’aumento graduale dell’età pensionabile, legato all’aspettativa di vita. L’unica eccezione riguarda i lavori gravosi e usuranti, per i quali lo stop all’aumento rimane. Una misura che, nei fatti, sancisce la fine di ogni deroga generalizzata e il ritorno a un’impostazione più rigida, in linea con le raccomandazioni europee.
Fisco: taglio Irpef limitato e vantaggi mirati
Sul fronte fiscale, la manovra prevede un taglio della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33%, ma con benefici limitati per i redditi medio-alti. L’obiettivo dichiarato è sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti, affiancando la misura a sgravi fiscali sui rinnovi contrattuali e sui premi di risultato, sia nel pubblico che nel privato. Tuttavia, l’intervento — per quanto positivo — resta di portata ridotta, insufficiente a compensare l’erosione del potere d’acquisto dovuta all’inflazione e al rallentamento salariale.
Bilancio. Famiglie e welfare: revisione dell’Isee e incentivi sulla casa
Nel capitolo dedicato al welfare, il Dpb introduce una revisione dei criteri per il calcolo dell’Isee, con maggiorazioni per i nuclei con due o più figli e un innalzamento della soglia di esclusione per la prima casa. L’obiettivo è ampliare l’accesso a prestazioni agevolate, anche se l’effetto concreto dipenderà dai decreti attuativi e dalle risorse stanziate.
Contributo del sistema finanziario: 11 miliardi in tre anni
A garantire una parte importante delle coperture sarà il settore bancario e assicurativo, chiamato a contribuire per 11 miliardi tra il 2026 e il 2028. Una misura che da un lato risponde a esigenze di equilibrio dei conti pubblici, ma dall’altro rischia di riversarsi indirettamente su imprese e cittadini, attraverso una stretta sul credito o l’aumento dei costi dei servizi finanziari.
Una manovra di equilibrio, ma senza visione
Nel complesso, la manovra 2026 si presenta come un esercizio di prudenza contabile, coerente con l’obiettivo di chiudere la procedura per disavanzo eccessivo e rassicurare Bruxelles. Tuttavia, resta il nodo centrale: la crescita è troppo debole per sostenere un percorso di risanamento duraturo, e le misure previste non disegnano una strategia di sviluppo strutturale.
In un contesto di bassa produttività e investimenti fermi, la priorità sembra essere più quella di mantenere l’equilibrio dei conti che di rilanciare la dinamica economica. Una scelta che, nel lungo periodo, rischia di lasciare il Paese intrappolato in una stabilità senza crescita.
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