Il 2025 si chiude per Stellantis come un anno di discontinuità profonda, segnato da una delle peggiori perdite nette della sua storia recente e, al tempo stesso, da compensi milionari ai vertici aziendali. Un doppio binario che riapre il tema della coerenza tra performance industriale e remunerazione manageriale in un settore attraversato da trasformazioni strutturali.
Secondo l’Annual Report 2025 depositato presso la Securities and Exchange Commission, il gruppo automobilistico ha registrato ricavi netti pari a 153,5 miliardi di euro, in calo del 2% rispetto al 2024, penalizzati dall’effetto cambi e dalla flessione dei prezzi netti nella prima parte dell’esercizio. Ma il dato più rilevante è quello relativo al risultato netto: una perdita di 22,3 miliardi di euro, conseguenza di 25,4 miliardi di oneri straordinari contabilizzati nel corso dell’anno.
La società attribuisce tali rettifiche a un “cambiamento strategico” volto a rimettere al centro le preferenze dei clienti e la libertà di scelta. Una revisione che ha comportato svalutazioni, riallineamenti industriali e riorganizzazioni interne, con un impatto contabile immediato e massiccio. Sul piano operativo, la pressione resta evidente: la perdita operativa rettificata è pari a 842 milioni di euro, mentre il flusso di cassa industriale risulta negativo per 4,5 miliardi, segnale di una fase ancora transitoria e di assorbimento delle misure straordinarie.
In questo contesto, la politica retributiva dei vertici non passa inosservata. Antonio Filosa, amministratore delegato dal 18 luglio, ha percepito nel 2025 compensi complessivi per 5,424 milioni di euro, di cui 1,424 milioni come salario base. Il pacchetto include fringe benefit per 374.194 euro, incentivi di lungo termine per 1,508 milioni, ulteriori benefit per 192.366 euro e altri compensi per 1,924 milioni. Non sono stati riconosciuti bonus straordinari.
Il presidente John Elkann ha ricevuto compensi pari a 2,45 milioni di euro, in calo rispetto ai 2,797 milioni del 2024, mentre l’ex amministratore delegato Carlos Tavares ha incassato 11,928 milioni di euro nel 2025, cifra comunque dimezzata rispetto ai 23,085 milioni dell’anno precedente.
Il confronto tra il rosso di bilancio e gli stipendi ai vertici riporta al centro una questione cruciale per investitori e stakeholder pubblici: quanto è sostenibile una struttura di compensi di alto livello in un esercizio chiuso con una perdita superiore ai 22 miliardi? La risposta non è lineare, poiché la gran parte delle perdite deriva da rettifiche straordinarie e non da un crollo strutturale dei volumi. Tuttavia, il segnale che arriva ai mercati è quello di un gruppo in fase di riposizionamento, chiamato a dimostrare che le scelte strategiche intraprese produrranno benefici concreti.
Il management conferma infatti la guidance per il 2026, prevedendo un incremento graduale dei ricavi, del margine operativo rettificato e del free cash flow industriale, con una generazione di cassa positiva attesa nel 2027. I miglioramenti dovrebbero emergere in modo più marcato nella seconda metà del 2026, dopo i primi segnali positivi registrati nel secondo semestre del 2025, secondo quanto dichiarato da Filosa.
La sfida per Stellantis si gioca ora su più fronti: elettrificazione, pressione competitiva globale, volatilità dei mercati e necessità di recuperare redditività. Il 2025 rappresenta un anno di “pulizia contabile” e revisione strategica, ma il mercato chiederà presto riscontri tangibili. La credibilità del nuovo corso dipenderà dalla capacità di trasformare le svalutazioni di oggi in margini e cassa domani, riducendo al contempo la distanza percepita tra performance economica e remunerazione dei vertici.
In un’industria che affronta transizioni epocali, il tema non è solo quanto si perde o quanto si guadagna, ma come si allineano governance, strategia industriale e responsabilità verso azionisti e lavoratori. Il 2026 sarà il banco di prova decisivo.
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