È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge 27 febbraio 2026, n. 26, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 200, il tradizionale provvedimento “Milleproroghe” che interviene su scadenze e termini normativi in diversi ambiti, compreso il mercato del lavoro. Il testo consolida e amplia una serie di misure di incentivazione all’occupazione, con un’attenzione particolare a giovani, donne e territori del Mezzogiorno.
Tra le principali novità figura la proroga del Bonus Giovani Under 35 per le assunzioni e le trasformazioni a tempo indeterminato effettuate fino al 30 aprile 2026. L’incentivo prevede un esonero contributivo fino a 24 mesi pari al 70% dei contributi per i rapporti avviati tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026, che sale al 100% in caso di incremento occupazionale netto. Il massimale è fissato a 500 euro mensili su base nazionale e a 650 euro mensili per le assunzioni nelle regioni del Mezzogiorno e in Marche e Umbria, rafforzando la leva territoriale della misura.
Viene prorogato fino al 30 aprile 2026 anche il Bonus ZES unica per il Mezzogiorno, con le stesse condizioni previste per il Bonus Giovani. La misura si inserisce nella strategia di sostegno agli investimenti e all’occupazione nelle aree economicamente più fragili, in coerenza con la nuova configurazione della Zona economica speciale unica.
Estensione più ampia per il Bonus Donne, prorogato fino al 31 dicembre 2026, con applicazione anche alle regioni Marche e Umbria. In questo caso non sono previste differenziazioni territoriali sul tetto massimo dell’esonero, ma resta il requisito dell’incremento occupazionale netto, a tutela dell’effettivo impatto occupazionale della misura.
Il provvedimento conferma inoltre per il 2026 la mobilità in deroga nelle aree di crisi industriale complessa, strumento di sostegno al reddito destinato ai lavoratori coinvolti in situazioni di particolare difficoltà produttiva e occupazionale.
Nel complesso, la conversione del Milleproroghe consolida un impianto di incentivi che punta a sostenere la stabilizzazione dei rapporti di lavoro e a rafforzare la coesione territoriale. Resta ora da valutare l’impatto effettivo delle proroghe in termini di nuova occupazione e di qualità dei contratti attivati, in un contesto economico ancora segnato da incertezze e da una crescente attenzione alla sostenibilità dei conti pubblici.
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