Sciopero generale della Cgil: l’Italia si ferma contro la Manovra
L’Italia vive oggi una delle giornate di mobilitazione più significative dell’anno: lo sciopero generale proclamato dalla Cgil ferma fabbriche, scuole, uffici pubblici, sanità e trasporti in un braccio di ferro sempre più teso con il governo. La protesta è indirizzata contro una Manovra definita “ingiusta” e “balorda” dal segretario generale Maurizio Landini, che guida la manifestazione principale a Firenze, e chiede modifiche sostanziali su salari, welfare e fisco.
Lo scontro politico monta sin dalle prime ore della mattina. Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini ironizza ancora sulla scelta del venerdì, parlando di “weekend lungo” e ricordando che «su 24 scioperi generali, 17 sono stati di venerdì». Landini replica definendo l’accusa «surreale»: lo sciopero «non è politico» e la scelta del giorno «facilita la partecipazione», mentre il problema reale, afferma, è che i cittadini «subiscono disagi ogni giorno per colpa delle infrastrutture che non funzionano».
Intanto, nelle città, la protesta si traduce in un mosaico di fermate, rallentamenti e manifestazioni che occupano strade e piazze. Tutti i settori, pubblici e privati, partecipano per l’intera giornata, con l’eccezione del trasporto aereo, escluso perché già oggetto di uno sciopero programmato per il 17 dicembre. A Roma non aderisce il personale Atac, che aveva scioperato martedì.
Nelle ferrovie, lo stop riguarda la fascia dalle 00:00 alle 21:00, con servizi garantiti per l’alta percorrenza e per le fasce protette del traffico regionale (6-9 e 18-21). Bus, metro e tram si fermano per 24 ore, secondo le fasce di garanzia stabilite città per città.
Le città sotto pressione
A Napoli, la giornata comincia con alcune cancellazioni di treni regionali alla Stazione Centrale, mentre la linea 2 della metro — gestita da Trenitalia — viaggia regolarmente, con qualche ritardo. I convogli EAV circolano nelle prime ore, ma le prime soppressioni sono previste a partire dalle 10. La Linea 1 della metro è aperta, con possibili interruzioni dopo le 9. Regolarmente in servizio, al momento, anche bus e funicolari.
A Milano, lo sciopero blocca la linea M3 della metropolitana, chiusa poco dopo le 8:45 e destinata a riaprire soltanto dopo le 15. Le altre linee restano aperte. Diversi autobus e tram vengono deviati per il corteo in partenza da Porta Genova, mentre nelle stazioni di Centrale, Garibaldi e Rogoredo si registrano cancellazioni e ritardi.
A Bologna, oltre alla soppressione di vari treni regionali, alcune scuole restano chiuse o operano con orari ridotti. Il corteo della Cgil parte da Piazza XX Settembre e raggiunge via Rizzoli, dove è previsto il comizio conclusivo. Nel tardo pomeriggio è attesa una situazione di maggiore tensione per una protesta separata organizzata da collettivi e gruppi giovanili palestinesi in occasione della partita Virtus–Hapoel Tel Aviv.
La rivendicazione: salari più alti e politiche sociali più forti
Il cuore della protesta non è soltanto la Manovra, ma una richiesta più ampia di interventi strutturali. La Cgil denuncia l’erosione dei salari reali, la precarietà crescente, l’insufficienza degli investimenti su scuola e sanità, e le disparità accentuate dal sistema fiscale. Landini e i segretari delle categorie — dalla Fiom alla Fillea — sottolineano che la mobilitazione non vuole paralizzare il Paese, ma portare al centro del dibattito pubblico la condizione reale dei lavoratori.
Il segretario della Filt, Stefano Malorgio, parla di «mobilità allo stremo» e accusa il governo di concentrarsi sulle polemiche anziché sugli investimenti necessari. Le manifestazioni sparse per il Paese riflettono un malessere crescente, che unisce lavoratori del pubblico e del privato, dal settore metalmeccanico agli edili, fino ai dipendenti pubblici.
Lo sciopero di oggi — ancora in corso — evidenzia una frattura politica e sociale che non si esaurirà con la fine della giornata lavorativa. E rappresenta uno dei test più rilevanti per misurare la capacità di mobilitazione del sindacato e la forza di tenuta dell’esecutivo davanti al mondo del lavoro.











