La crisi dell’automotive in Italia si aggrava con il nuovo annuncio di 350 esuberi negli stabilimenti Stellantis in Campania, suddivisi tra 300 lavoratori a Pomigliano e 50 a Pratola Serra. Il provvedimento si inserisce in una strategia di ridimensionamento che, secondo i sindacati, sta progressivamente svuotando la presenza industriale del gruppo nel Paese.
La Fiom-Cgil, che non ha firmato l’accordo sulle uscite volontarie, ha espresso forte preoccupazione per il futuro dell’occupazione nel settore. “Non c’è nessun segnale di controtendenza, nessuna nuova assunzione e nessun turn over per rigenerare gli stabilimenti”, dichiarano in una nota congiunta Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità, Mauro Cristiani, segretario generale Fiom-Cgil Napoli, Mario Di Costanzo, responsabile automotive Fiom-Cgil Napoli, e Giuseppe Morsa, segretario generale Fiom-Cgil Avellino.
L’annuncio dell’avvio della piattaforma Small a Pomigliano dal 2028 è stato accolto positivamente, ma il sindacato sottolinea la necessità di anticipare la produzione per evitare anni difficili. In particolare, il rinvio della produzione della nuova Pandina al 2030 viene visto come un ulteriore fattore di rischio per l’occupazione.
Secondo la Fiom, i dati confermano il continuo ridimensionamento della presenza di Stellantis in Italia: nel 2024 la produzione è crollata a 283.090 unità, il dato peggiore dal 1956. Anche la quota di mercato del gruppo è scesa sotto il 30% in Italia e al 15% in Europa. Sul piano occupazionale, il ricorso agli ammortizzatori sociali proseguirà per tutto il 2025 ai livelli del 2024, con un impatto significativo sulle retribuzioni dei lavoratori. Inoltre, il premio di risultato del 2024 è stato di poco superiore a 600 euro, un valore mai così basso, mentre gli azionisti hanno ricevuto 5 miliardi di utile.
I sindacati denunciano il fallimento del Piano Italia, più volte difeso dal governo, e chiedono interventi concreti per rilanciare il settore. Tra le richieste, maggiori investimenti in ricerca e sviluppo, nuovi modelli per garantire la piena operatività degli stabilimenti e politiche industriali mirate alla salvaguardia occupazionale. Inoltre, la Fiom contesta il taglio dell’80% del fondo automotive, ritenendo che il governo debba ripristinare le risorse per sostenere il comparto.
I rappresentanti sindacali chiedono un intervento diretto della presidente del Consiglio per aprire un confronto a Palazzo Chigi. “Non dobbiamo riarmarci, dobbiamo difendere e rilanciare i settori strategici per la nostra industria”, conclude la nota della Fiom-Cgil.
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