Napoli centro direzionale Pil - Strategic Talk

L’impermeabilizzazione del territorio in Campania continua a crescere a ritmi sostenuti, allontanando la regione dagli obiettivi comunitari di consumo netto pari a zero. Secondo il dossier curato da Legambiente Campania sulla base delle ultime rilevazioni ufficali ISPRA-SNPA, nel 2025 il territorio regionale ha raggiunto 144.728 ettari di aree artificiali, pari al 10,65% della superficie totale. Rispetto all’anno precedente si registra un incremento lordo di ben 740 ettari di nuove superfici ricoperte da asfalto e cemento.

A livello provinciale si delineano due distinte dinamiche di impatto ambientale. La Città Metropolitana di Napoli si conferma l’area a più alta densità di edificazione, con 41.113 ettari di suolo già consumato che equivalgono al 35,05% del territorio metropolitano. La provincia di Salerno registra invece la crescita più accentuata in termini assoluti, con un aumento di 270 ettari di nuove coperture in un solo anno, seguita dalla provincia di Caserta con 181 ettari. A livello dei singoli contesti urbani, il dato più critico appartiene al comune di Casavatore, giunto al record del 92% di superficie impermeabilizzata, seguito a breve distanza da Arzano (83%) e Melito di Napoli (81%). Nell’area salernitana le maggiori espansioni edilizie non legate a impianti fotovoltaici si concentrano a Campagna (+51 ettari), Battipaglia (+44 ettari) ed Eboli (+34 ettari).

Il fenomeno non risparmia il sistema dei parchi e delle riserve naturali. Sebbene il Parco Nazionale del Vesuvio mantenga la quota percentuale di edificazione più elevata tra le aree protette nazionali (8,7% del proprio territorio, seppur con un rallentamento annuo sotto l’ettaro), il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni registra il primato negativo a livello italiano per incremento assoluto all’interno di un parco nazionale, con 8,68 ettari di nuovo suolo artificializzato. Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania, ha sollecitato un cambio di rotta nelle agende urbane locali, chiedendo di bloccare la frammentazione del paesaggio rurale per puntare sul recupero del patrimonio abitativo sfitto e sulla rigenerazione ecologica delle aree industriali dismesse.


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