Dietro l’apparente gesto distensivo di Donald Trump — il congelamento per 90 giorni dei dazi verso tutti i Paesi, tranne uno — si nasconde l’invariata linea strategica della politica commerciale americana: colpire la Cina, contenerne la crescita, e ribadire la supremazia statunitense su scala globale.
L’annuncio del tycoon, pubblicato sull’account Truth con il tono trionfalistico che lo contraddistingue — “Che giornata, ma sono in arrivo altre grandi giornate” — cela appena l’ammissione di un parziale passo indietro. Dopo cinque giorni burrascosi per i mercati finanziari, Washington decide di allentare la presa sui partner commerciali tradizionali, a partire dall’Unione Europea. Un’apertura salutata con sollievo a Bruxelles, dove Ursula von der Leyen parla di “un passo importante verso la stabilizzazione dell’economia globale”.
Eppure, il cuore del conflitto rimane intatto. Anzi, si infiamma. Contro la Cina, Trump rilancia con tariffe del 150% (inizialmente annunciate al 125%) che entrano in vigore immediatamente. A Pechino la risposta non si fa attendere: dazi dell’84% su tutte le merci made in USA a partire dal 10 aprile. Il messaggio è chiaro e inequivocabile: la Cina non intende piegarsi.
La risposta della Cina ai dazi
Le parole della portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, suonano come un monito storico: “Siamo cinesi. Non abbiamo paura delle provocazioni. Non cederemo.” A rafforzare il messaggio, la scelta simbolica di pubblicare un video di Mao Zedong del 1953, in piena guerra di Corea, dove si parla di resistenza fino alla vittoria completa. La Cina si presenta ancora una volta come una potenza che trae forza dalla memoria storica e dalla coesione nazionale, pronta a sopportare il costo di una lunga battaglia commerciale per difendere la propria sovranità economica.
Il vero significato di questa escalation è evidente: i dazi non sono mai stati solo uno strumento economico, ma una leva geopolitica. Non si tratta di correggere squilibri commerciali, ma di contenere l’unico attore globale che minaccia seriamente il primato economico, tecnologico e strategico degli Stati Uniti.
La Cina è l’unico vero competitor dell’“impero americano”. L’unico con una visione alternativa del mondo, con un’economia che, pur rallentata, continua a espandersi e a tessere relazioni attraverso la Nuova Via della Seta. L’unico capace di reggere l’urto, di non farsi dettare le regole, di rispondere colpo su colpo.
Questa non è solo una guerra di dazi. È la battaglia per il futuro dell’ordine mondiale. E la tregua, a ben guardare, riguarda tutti… tranne i due veri contendenti.
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