La conferenza stampa di inizio anno della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, tenuta il 9 gennaio 2026 nell’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera, si è trasformata in una fotografia ampia e articolata della linea politica del governo, tra priorità interne, scenari internazionali e nodi strutturali ancora aperti. Un confronto lungo e serrato con i giornalisti, organizzato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti insieme all’Associazione della Stampa Parlamentare, che ha toccato tutti i dossier più sensibili dell’agenda politica.
Sul fronte economico, Meloni ha rivendicato la solidità dell’esecutivo e la stabilità come condizione necessaria per sostenere crescita e sicurezza. «Siamo probabilmente il governo più solido tra le grandi democrazie europee», ha affermato, sottolineando come la continuità dell’azione di governo sia essenziale in una fase segnata da decisioni “epocali”. In questo quadro si inserisce anche la valutazione prudente ma positiva sui giudizi delle agenzie di rating, che secondo la premier riflettono una migliore percezione della tenuta dell’economia italiana, pur ribadendo che il dato più significativo resta quello dell’occupazione e del potere d’acquisto delle famiglie.
Ampio spazio è stato dedicato ai temi sociali e previdenziali. Sul capitolo pensioni, Meloni ha respinto le accuse di aver aumentato l’età pensionabile, ricordando che il governo è intervenuto per limitare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, riducendo l’aumento previsto e azzerandolo per i lavoratori usuranti. Una scelta rivendicata come coerente con la volontà di tutelare i diritti dei lavoratori e garantire sostenibilità al sistema senza nuovi interventi correttivi nel breve periodo.
In tema di politiche abitative, la premier ha annunciato che l’esecutivo è in dirittura d’arrivo su un piano casa ambizioso, con l’obiettivo di immettere sul mercato 100mila abitazioni a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni, al netto dell’edilizia popolare. Un progetto che punta a coinvolgere il “sistema Italia” per affrontare in modo strutturale l’emergenza abitativa.
Sul terreno della sicurezza, Meloni ha riconosciuto che molto è stato fatto, ma non abbastanza. Il 2026, ha spiegato, dovrà essere l’anno del cambio di passo, con nuovi interventi contro il fenomeno delle baby gang e della violenza giovanile. Tra le ipotesi allo studio figurano il divieto di porto di armi da taglio, aggravanti per chi agisce con il volto travisato e una maggiore responsabilità dei genitori per i reati commessi dai minori. In parallelo, la premier ha difeso la necessità di chiedere conto anche alla magistratura delle decisioni che hanno effetti diretti sulla sicurezza, respingendo l’accusa di delegittimazione delle toghe.
Sul piano istituzionale, Meloni ha escluso sia l’ipotesi di elezioni anticipate sia aspirazioni personali al Quirinale, ribadendo l’obiettivo di arrivare a fine legislatura. Ha confermato inoltre che sono in corso interlocuzioni con l’opposizione sulla riforma della legge elettorale, con l’intento di raggiungere una condivisione ampia, pur senza escludere il ricorso al voto parlamentare a maggioranza in caso di stallo.
La politica estera ha occupato una parte centrale della conferenza. Meloni ha ribadito il sostegno all’Ucraina ma ha escluso la necessità di un invio di soldati italiani, ritenendo più efficace un sistema di garanzie di sicurezza ispirato all’articolo 5 della Nato. Ha definito prematuro il dibattito su un eventuale rientro della Russia nel G8 e ha rilanciato la proposta di un inviato speciale europeo per il dossier ucraino, per consentire all’Unione di parlare con una sola voce.
Forte anche il passaggio sulla Groenlandia e l’Artico, dove Meloni ha escluso un’azione militare statunitense, pur riconoscendo la crescente importanza strategica dell’area. In questo contesto ha annunciato la presentazione, entro fine mese, di una strategia italiana sull’Artico, orientata a sicurezza, cooperazione e opportunità economiche per le imprese italiane.
Sui dossier internazionali più delicati, la premier ha espresso una linea netta sul Venezuela, criticando duramente le posizioni della sinistra e delle mobilitazioni sindacali italiane dopo l’arresto di Maduro, definite “surreali”. Al tempo stesso ha ribadito l’impegno costante del governo per la liberazione di Alberto Trentini, assicurando che l’Italia continuerà a mobilitare tutti i canali diplomatici e politici fino al ricongiungimento con la famiglia.
Infine, Meloni ha difeso il Piano Mattei come modello innovativo di cooperazione con l’Africa, privo di approcci paternalistici, e ha sottolineato il ruolo che l’Italia può giocare in Medio Oriente, grazie alla credibilità costruita con tutti gli attori della regione. Una conferenza che ha delineato con chiarezza la traiettoria dell’esecutivo per il 2026: crescita, sicurezza e stabilità come pilastri di una strategia che punta a rafforzare il peso politico ed economico dell’Italia nello scenario globale.
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