L’addio è avvenuto in silenzio, ma le conseguenze sono tutt’altro che silenziose. Luigi Salvatori, vicepresidente dell’Unione Industriali di Napoli negli ultimi quattro anni, ha lasciato Palazzo Partanna in rottura con la linea inaugurata dal nuovo presidente Vittorio Genna, insediatosi tre mesi fa. Una decisione che non riguarda solo lui: “Non sono il solo, sono oltre novanta le imprese che hanno assunto la stessa decisione”, afferma Salvatori, alla guida di una delle società portuali più antiche della città. Ora chiede apertamente “l’intervento di Confindustria nazionale”. Lo si apprende da una lunga intervista rilasciata da Salvatori a Repubblica.
Secondo Salvatori, il problema non risiede nei contenuti delle posizioni espresse dall’Unione, né nelle critiche rivolte al sindaco Manfredi su Bagnoli o sulla programmazione urbanistica. Il nodo, spiega, è la mancanza di disponibilità al confronto. Le prime dichiarazioni del presidente Genna, caratterizzate da una contrapposizione preventiva verso le istituzioni cittadine, avrebbero contribuito a isolare l’associazione dal dibattito pubblico, indebolendone autorevolezza e capacità di incidere sulle scelte strategiche del territorio. Salvatori riconosce oggi un cambio di tono, ma sottolinea che la credibilità si costruisce nel tempo, non con annunci isolati.
Il distacco, precisa, non è legato ad ambizioni personali: “Assolutamente no. Le ragioni sono riconducibili a un’impostazione improntata a una logica ad excludendum, nella quale il confronto non viene considerato un valore, ma interpretato come dissenso, quasi una forma di lesa maestà”. A questo si sarebbe aggiunto un percorso elettorale opaco, con la struttura e alcune figure dirigenziali coinvolte “in modo improprio e inopportuno” nell’orientamento del consenso, anche attraverso la diffusione di informazioni rivelatesi fuorvianti. Circostanze che, secondo Salvatori, hanno offuscato fin dall’inizio la credibilità della nuova governance.
Un altro elemento critico riguarda la percezione diffusa tra gli associati: la nuova leadership sarebbe eterodiretta, con margini di autonomia decisionale molto limitati. Le prime dichiarazioni pubbliche e alcune scelte operative avrebbero confermato questa impressione. Salvatori cita esplicitamente il riferimento alla Fondazione Mezzogiorno di Antonio D’Amato, indicata da Genna come principale centro di elaborazione strategica dell’Unione. “Sorprende che il presidente senta l’esigenza di indicare una struttura esterna come riferimento. L’Unione Industriali Napoli ha sempre rappresentato un autonomo centro di elaborazione culturale ed economica”.
Genna ha rivendicato un saldo positivo tra uscite e nuovi ingressi, ma Salvatori respinge la lettura numerica: “È sbagliato ridurre il fenomeno a un confronto tra imprese uscite e nuove adesioni. Tra chi è andato via ci sono realtà che rappresentano una parte significativa dell’economia del territorio, per dimensioni, investimenti, occupazione e presenza sui mercati nazionali e internazionali”.
La richiesta di un intervento di Confindustria nazionale nasce da un tema di equilibrio istituzionale. Salvatori denuncia “affermazioni tese ad attribuire alla precedente governance comportamenti orientati alla tutela di interessi particolari”, giudicandole gravemente lesive della reputazione di chi ha operato nell’interesse dell’associazione. Dichiarazioni che, a suo avviso, risultano incompatibili con i principi di correttezza e lealtà istituzionale del codice etico di Confindustria. “Così si mette in discussione l’operato dell’intero sistema di governo associativo, del quale l’attuale presidente è stato autorevole protagonista”.











