La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato i dazi imposti da Donald Trump con una maggioranza netta di sei voti contro tre, stabilendo che il presidente non può ricorrere all’International Emergency Powers Act per introdurre tariffe commerciali.
La decisione segna un passaggio istituzionale rilevante nel confronto tra potere esecutivo e Congresso in materia di politica commerciale. La legge invocata dall’ex presidente consente al capo della Casa Bianca di intervenire in presenza di “minacce straordinarie” legate a un’emergenza nazionale, inclusa la possibilità di regolare l’importazione di beni esteri. Tuttavia, secondo la Corte, tale norma – adottata negli anni Settanta per circoscrivere l’uso dei poteri presidenziali in materia economica e di sicurezza nazionale dopo le misure introdotte da Richard Nixon – non attribuisce in modo esplicito la facoltà di imporre dazi, competenza che la Costituzione riserva al Congresso.
Il verdetto ha visto una spaccatura significativa anche tra i giudici di area conservatrice. Hanno votato con la maggioranza i giudici Amy Coney Barrett, Neil M. Gorsuch e il presidente John Roberts, insieme ai tre magistrati liberal. Si sono invece espressi a favore delle tariffe Clarence Thomas, Samuel Alito e Brett Kavanaugh. La composizione del voto evidenzia come la questione sia stata letta prevalentemente in chiave istituzionale, più che ideologica.
Trump ha definito la sentenza una “vergogna” e ha assicurato di avere un piano alternativo. La pronuncia rischia ora di aprire una nuova fase di confronto politico e legale, soprattutto se l’amministrazione dovesse tentare altre strade normative per reintrodurre misure tariffarie.
L’impatto sui mercati è stato immediato. Le Borse europee hanno reagito con un rally diffuso, trainato dai settori più esposti alle tensioni commerciali. L’indice Stoxx 600 ha guadagnato lo 0,8%, con Milano in testa (+1,4%) e Parigi che ha aggiornato i massimi storici. In rialzo anche Londra, Francoforte e Madrid. Brillante il comparto del lusso, insieme a banche, assicurazioni e automotive. Sul fronte valutario, il dollaro si è indebolito mentre l’euro ha guadagnato terreno.
La Commissione europea ha fatto sapere di stare analizzando attentamente la sentenza e di restare in contatto con Washington per chiarire le prossime mosse dell’amministrazione americana. Anche il governo canadese ha accolto con favore la decisione, sostenendo che confermi l’ingiustificatezza delle tariffe.
Il pronunciamento della Corte Suprema non chiude definitivamente il capitolo dei dazi, ma ridisegna il perimetro dei poteri presidenziali in ambito commerciale, riaffermando il ruolo centrale del Congresso. In un contesto globale ancora segnato da tensioni protezionistiche, la sentenza rappresenta un segnale forte a favore di un equilibrio istituzionale più rigoroso nella gestione delle politiche tariffarie.
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