L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base militare di Sigonella, in Sicilia, dopo che alcuni velivoli americani avevano pianificato di atterrare sulla pista italiana senza alcuna autorizzazione preventiva. La notizia, rivelata dal Corriere della Sera e confermata da successive ricostruzioni giornalistiche, arriva in un momento di forte tensione internazionale legata al conflitto in corso tra Stati Uniti-Israele e Iran.
Secondo quanto ricostruito, il Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano è stato informato dallo Stato Maggiore dell’Aeronautica che alcuni aerei Usa avevano già comunicato un piano di volo che prevedeva l’atterraggio a Sigonella per poi ripartire verso il Medio Oriente. Il punto critico è che nessuna richiesta formale era stata avanzata agli organi militari italiani, e il piano sarebbe stato notificato quando i velivoli erano già in volo.
Accertato che non si trattava di voli logistici o di routine – gli unici coperti dagli accordi bilaterali tra Roma e Washington – Portolano ha immediatamente informato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha disposto il blocco dell’operazione. Le verifiche hanno infatti confermato che i voli non rientravano nelle attività previste dai trattati del 1951 e che, in assenza di emergenze o autorizzazioni specifiche, l’Italia mantiene piena sovranità sulle basi presenti sul proprio territorio.
Crosetto, coerente con la linea già espressa in Parlamento, ha ribadito che qualsiasi operazione non prevista dagli accordi deve essere autorizzata dal governo italiano, e che non sono ammesse iniziative unilaterali da parte degli Stati Uniti. Su suo mandato, Portolano ha comunicato al Comando Usa che gli aerei «non possono atterrare a Sigonella perché non sono stati autorizzati e perché non c’è stata alcuna consultazione preventiva».
La decisione, rimasta riservata per alcuni giorni, rischia ora di aprire un fronte diplomatico delicato. Non mancano i richiami storici: il precedente più evocato è quello del 1985, quando il governo Craxi si oppose alle richieste dell’amministrazione Reagan nel celebre caso di Sigonella.
Il governo italiano, pur consapevole delle implicazioni geopolitiche, ha scelto di riaffermare un principio chiaro: nessun utilizzo delle basi italiane può avvenire senza un confronto politico e militare con Roma. Una posizione che potrebbe incidere sui rapporti con Washington, ma che segna un punto fermo nella gestione delle infrastrutture strategiche in un momento di forte instabilità internazionale.
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