Superbonus cantiere - patente a crediti - appalti

Appalti e bonus. Cinquecentosettantuno imprese per un solo appalto da 596 mila euro. È il dato sorprendente registrato nella gara pubblica per i lavori di manutenzione straordinaria dell’I.S.I.S. “Vittorio Emanuele II” di Napoli.

Un numero eccezionale, soprattutto se si considera che si tratta di un intervento di edilizia ordinaria, categoria OG1 (edifici civili e industriali), dal valore contenuto e senza oneri di sicurezza aggiuntivi. Eppure, alla chiusura dei termini, ben 571 imprese hanno presentato offerta, tutte ammesse, senza esclusioni.

Un caso emblematico – non certo l’unico – di quella che si può definire una “fame di appalti”: un effetto collaterale diretto del crollo della domanda privata seguito alla fine del superbonus edilizio e al ridimensionamento dei bonus minori.

L’effetto post-superbonus: fame di appalti

Con la conclusione della stagione del superbonus, il settore delle costruzioni sta vivendo una brusca inversione di tendenza. Dopo anni di saturazione della capacità produttiva e di manodopera, oggi le imprese cercano nuovi sbocchi nei bandi pubblici, anche di importo ridotto.

Il caso napoletano è emblematico. In passato, per appalti di simile entità, la media delle offerte oscillava tra 50 e 100 imprese. Oggi, il boom di adesioni segnala un cambiamento strutturale nel mercato: da un lato la spinta a rientrare nel circuito pubblico, dall’altro la difficoltà di sostenere i costi fissi in un contesto di contrazione delle commesse private.

Un segnale economico, non solo amministrativo

Secondo fonti del settore, la corsa ai bandi pubblici di piccola e media entità riflette la ricerca di liquidità immediata e di stabilità in una fase di incertezza economica.
Le grandi opere – dai fondi PNRR alle infrastrutture strategiche – restano in gran parte appannaggio di colossi strutturati, mentre le imprese medio-piccole si contendono ogni gara utile per mantenere attivi cantieri e personale.

L’appalto napoletano non è solo un episodio amministrativo, ma un indicatore economico e sociale: racconta di un comparto che, dopo anni di euforia incentivata dai bonus, oggi si confronta con un ritorno alla normalità fatta di margini ridotti e competizione esasperata.

Verso un riequilibrio del mercato

Il rischio, avvertono gli esperti, è quello di una corsa al ribasso che potrebbe erodere la qualità delle offerte e la sostenibilità dei lavori, soprattutto per i piccoli enti locali chiamati a gestire un numero crescente di gare.
Ma, al tempo stesso, questo fenomeno evidenzia la vitalità del tessuto imprenditoriale e la capacità del sistema edilizio di reagire alla crisi.


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